Una volta avevo un blog
Più di dieci anni fa, ai tempi dei miei studi universitari, avevo un blog.

In realtà, non era il mio primo blog. Ho sempre amato scrivere e quando scoprii il mondo dei blog da ragazzina, mi sembrò una scelta ovvia crearne uno. Non so quanti ne creai, su piattaforme gratuite e contando sull’anonimato, ma ogni volta li abbandonavo dopo qualche post.
Ma quel blog fu diverso. In parte perché avevo acquisito una certa maturità rispetto alla mia controparte adolescente, in parte perché scrivere i miei pensieri mi aiutava a tornare un po’ sognatrice in quel mondo scandito da serietà negli studi e forse eccessiva superficialità nei momenti di svago. Scrivendo, tornavo a sentirmi un pochino più me stessa in un periodo in cui mi sembrava spesso di indossare una maschera.
Scrivendo parole tutte mie e leggendo quelle di altre persone che si raccontavano sulle loro pagine avevo anche creato delle amicizie virtuali che a volte mi sembravano quasi più profonde di quelle reali. O forse, semplicemente, meno giudicanti.
Ad essere onesti, non ricordo esattamente di cosa scrivessi, a parte per una serie settimanale che chiamavo “Wednesday’s photo”, nella quale mi ero ripromessa di pubblicare una volta alla settimana una fotografia scattata nell’arco degli ultimi sette giorni, e un post nel quale parlavo dei tanti “non farò mai” che mi ero ripromessa da bambina e che invece avevo fatto negli ultimi anni.
Quel che ricordo è che un giorno decisi di dire ad alcune mie care amiche di questo blog. L’unica persona nella mia vita reale ad essere a conoscenza di quelle pagine era il mio ragazzo e attuale marito, persona che aveva risvegliato in me una certa creatività che nella relazione precedente avevo soffocato. Pensavo di essere pronta e che questo passo avrebbe lanciato quel mio piccolo angolo di parole e di anima aperta verso una nuova entusiasmante fase.
Mi sbagliavo.
La loro preoccupazione dimostrata nei confronti di alcuni miei scritti, che ai miei occhi erano semplici riflessioni o brain dump, mi face riconsiderare l’idea di continuare a scrivere. Per un po’ ci provai ancora, ma non più come prima: ogni frase, ogni parola, era soppesata. Scrivevo, poi cancellavo immaginandomi il giudizio di chi avrebbe letto conoscendomi personalmente.
E purtroppo, smisi di scrivere anche nella mia sfera privata. Anni dopo, con l’arrivo dei miei figli, avevo ricominciato a scrivere un piccolo diario per ricordare i piccoli e grandi traguardi dei primi mesi e a volte i miei stati d’animo a riguardo. Ma non avevo più scritto solo “per me”. Non avevo più scritto per la semplice gioia di scrivere.
Ultimamente ho sentito spesso il bisogno di tornare a trasportare in caratteri quello che mi passa per la testa. E mi sto rendendo conto che più provo a scrivere, più le parole tornano a scorrere fluidamente. Più mi sembra di scrivere “bene”. Non tanto per chi, potenzialmente, leggerà le mie parole. Ma per me.
E piano piano sta riaffiorando quel sogno che avevo da bambina e da ragazza e che poi ho sentito di dover soffocare, controvoglia, ma che è sempre rimasto nascosto da qualche parte nell’anticamera della mia mente: essere scrittrice.
Se da piccola sognavo in grande, pensando che avrei pubblicato sicuramente almeno un libro nella mia vita, ora mi sto riavvicinando a questo sogno a piccoli passi. Ora sogno semplicemente di tornare a scrivere liberamente. Di cosa, esattamente, non lo so ancora. Ma ho voglia di scrivere, anzi, ne sento il bisogno.
Quindi eccomi qua, di nuovo su WordPress, a trasformare il “Ciao mondo!” preimpostato dal sistema in un piccolo viaggio nella memoria. E più scrivo, più ho voglia di scrivere.
E allora… Ciao mondo, eccomi qua: torno a scrivere.