Le parole che non servono a nessuno (o quasi)
A volte ci sono parole che finiscono su un foglio senza alcun motivo apparente. Non cambiano il mondo, non risolvono problemi, spesso non verranno nemmeno rilette.

Per quanto sia bello scrivere per gli altri, sono fermamente convinta che non tutte le parole devono per forza servire a qualcuno. Anche scrivere un diario personale, per quanto sia un’esperienza molto arricchente dal punto di vista introspettivo, può portarci a provare una specie di “senso del dovere” nei confronti di questo oggetto – oltre alla possibile consapevolezza che, forse, un giorno qualcuno potrebbe rileggere le nostre riflessioni più intime e segrete.
Alcune parole, alcune riflessioni, servono solo a noi. Prendere un foglio di carta e iniziare a scrivere “a mano libera” quello che ci passa per la testa e che ci appesantisce in quel particolare momento, può avere un potere non da poco sul nostro stato d’animo. Con la consapevolezza di strappare quel foglio una volta finita la scrittura, senza doverlo rileggere nemmeno noi stessi, la pressione di scrivere bene o di scegliere con cura le parole, diminuisce precipitosamente.
Mettere nero su bianco le nostre preoccupazioni aiuta ad alleggerirci, portando quel pensiero dalla nostra mente ad un foglio di carta. Ci consente di fare chiarezza dentro, facendo anche uscire, ogni tanto, delle preoccupazioni o delle riflessioni che non sapevamo nemmeno di avere dentro di noi.
Scrivere senza un obiettivo pratico può sembrare inutile, ma in realtà ci offre la possibilità di fare ordine nel nostro spazio interiore, liberando pesi superflui. Non serve farlo tutti i giorni, ma quando i pensieri iniziano a pesare, questo tipo di scrittura apparentemente senza scopo può avere un effetto liberatorio immediato.
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Ci sono parole che possono portarci in mondi lontani, farci riflettere, sorridere, piangere. Ci sono parole che possono insegnare tanto, altre che ci aiutano a distrarci dal caos delle nostre vite. Ma, a volte, ci sono parole che non servono a nessuno, se non a chi le scrive. E quelle parole, nella loro semplicità effimera, sono abbastanza.